Guardoni

martedì 25 gennaio 2011

La rete sociale

La prima pellicola di cui voglio trattare rispecchia la filosofia del mezzo di comunicazione di cui mi sto servendo per esprimere le mie idee. Si tratta di uno dei titoli più attesi della stagione cinematografica ormai quasi conclusa: The Social Network.
Il film narra le recenti vicende del più giovane miliardario del mondo, Mark Zuckerberg, creatore di Facebook, il social network più diffuso al mondo, valutato ormai oltre 25 miliardi di dollari e che conta oltre 500 milioni di iscritti, in continuo aumento.
La trama prende spunto dalle avventure processuali di Mark, impegnato in due diversi processi, accusato da una parte di furto di proprietà intellettuale ai danni di alcuni colleghi universitari, dall'altro citato dal suo socio e amico Eduardo Saverin per ben 600 milioni di dollari per motivi che verranno spiegati solo molto avanti nella storia e che quindi non vi anticipo.
La struttura del film è basata sullo schema dei flashback intermezzati dalle varie fasi delle rispettive vertenze legali. Ovviamente le vicende passate acquisteranno una luce diversa a seconda di chi racconterà la storia (l'ex ragazza di Mark lo definirà uno "stronzo", mentre quest'ultimo accuserà la prima di aver inventato parecchie cose...); man mano che la trama si dipana si percepisce come l'intenzione dello sceneggiatore, l'ottimo Aaron Sorkin, già sceneggiatore di film riusciti come Codice d'Onore e non accreditato in Schindler's List e Nemico Pubblico, sia quella di dare una visione quanto più oggettiva possibile della vicenda giudiziaria, presentano in maniera franca e semplice pregi e difetti di tutti i coinvolti, concedendosi forse solo alla fine una certa forma di perdono nei confronti dell'accusato. Riuscita è anche la caratterizzazione dei personaggi, i quali hanno tutti un loro spazio e una loro psicologia ben definita: Mark è il classico nerd, genio dell'informatica ma poco abile nelle relazioni sociali, incapace di esprimere e comunicare i suoi sentimenti e caratterizzato da una smania di essere accettato che lo porterà segretamente, dentro di sé, a provare un sentimento di rivalsa nei confronti del suo migliore amico Eduardo, in grado più di lui di relazionarsi con gli altri. Quest' ultimo è invece un brillante laureando in Economia, sincero amico di Mark, ma anche convinto che il suo amico debba essere in qualche modo "guidato" nella realizzazione del progetto Facebook; vede come nemico infatti il nuovo socio e consigliere di Mark, Sean Parker (interpretato da un Justin Timbarlake sornione e monocorde quanto azzeccato), co-fondatore di Napster e imprenditore famoso e arrivista, ma squattrinato e anche un po' paranoico, convinto che Facebook potrà finalmente tradursi per lui in una vendetta verso coloro che avevano ostacolato il suo programma di file sharing. I fratelli Winklevoss sono invece gli antagonisti "naturali" di Mark, nonché nemesi perfetta del protagonista: atleti di provato valore, si piazzeranno sesti alle Olimpiadi, figli di una famiglia ricca e facoltosa e studenti di eccellenza, in due parole: i classici "figli di papà".
Ma il prodotto si pone anche il problema della vita in rete, con le sue implicazioni sociali, e di come un semplice programma possa cambiare lo stile di vita di milioni di persone, che vedono in rete, più che nella vita reale, la loro realtà; così andare ad una festa ed essere taggati, scrivere un proprio pensiero sulla bacheca, cambiare la propria situazione sentimentale, diventa qualcosa di pubblico, da condividere, volto ad informare gli altri cosa pensiamo, cosa facciamo, chi siamo, cosa ci piace e cosa no, così come potremo sapere le stesse cose dagli altri; non si chiederà ad una ragazza se esce con qualcuno o se è single, "si va a vedere" se è single o no.
Eppure, il film fa altresì notare come il creatore di questo mondo di relazioni parallelo al nostro, resta completamente solo, incapace di relazionarsi con gli altri, incapace di esternare i suoi sentimenti, chiusi in una gabbia di frustazione e cinismo. Lui non è probabilmente una figura negativa, una persona cattiva che odia gli altri, semplicemente non riesce ad amare nessuno, non riesce a godere dei traguardi altrui e al contempo non riesce ad accettare un rifiuto o un fallimento; l'unica soluzione per lui possibile è tenere tutto dentro di sé, seppellirlo in profondità e reagire a modo suo. Ogni suo atto è una reazione ad un suo fallimento relazionale, prima fra tutti con la ragazza che lo molla, alla quale lui risponde (in rete ovviamente...), insultandola e crando un sito dove mette in competizione la bellezza delle ragazze dell'uiniversità. Altro esempio: solo dopo che la sua ex gli rivela di non sapere cosa sia il neonato Facebook, Mark decide di lavorare al massimo per espandere il sito sempre più. Con ciò non si vuole però dire che egli odi la sua ex, anzi, è evidente il fatto che non riesca proprio a togliersela dalla testa fino alla fine, quando da solo col suo computer, richiede la sua amicizia proprio su facebook, il suo mondo parallelo, costruito per persone che proprio come lui, non riuscirebbero a farlo nella vita di tutti i giorni.
Dal punto di vista della regia, ammirevole il risultato di un regista ormai affermato come David Fincher, capace di rendere interessante e avvincente, un racconto fatto principalmente di nerd, patiti dei computer e stringhe di codice, impostando la pellicola nella direzione di un mistero da risolvere, dipinto a tinte fosche e tenuto insieme da un ritmo avvincente (chi ha detto Seven?). Degne di nota in particolare due scene: l'hackeraggio di Mark alla rete delle facoltà, e la gara di canottaggio persa dai Winklevoss, in cui Fincher dimostra di essere un direttore poliedrico pur adottando ormai un suo marchio stilistico, di avere una perfetta padronanza della cinepresa e di possedere un non comune talento. La seconda scena ha valore puramente stilistico, ma la prima esprime proprio il progetto del regista descritto sopra, di rendere avvincente la scrittura di codici noiosi ai più e per di più senza la minima "azione".
Infine un commento alla colonna sonora firmata Trent Reznor, in collaborazione di Atticus Ross, caratterizzata da una generale ispirazione elettronica, con più di una venatura a volte industrial a volte dance, capace di descrivere efficacemente ogni situazione del film, con un picco proprio nella scena del canottaggio di cui sopra, riarrangiamento, non a caso puramente stilistico ma di assoluto valore, di un pezzo classico.
In conclusione The Social Network é un film che centra il bersaglio, è interessante, più che mai moderno, e accontenta più o meno tutti, dai fan di Fincher, a chi è solo curioso di sapere chi sia il creatore di Facebook. Un ottimo film che potrebbe anche aspirare a qualche statuetta, o almeno a qualche nomination.

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